L’orto vegano di Paolo, un anno dopo

Ritorno da Paolo dopo qualche mese…

Avevo scritto di lui un anno fa circa e certo da allora siamo sempre rimasti in contatto,  di conseguenza qualche  giretto nei suoi campi non è mai mancato…

La “scusa” per tornare a trovarlo nella sua montagna questa volta è stata quella di accompagnare Franco, contadino resistente dell’azienda agricola Caselasca di sotto, presso l’Ashram di Bettola, su “campo” affinchè si confrontasse con Paolo su alcune tecniche di coltivazione…

E sì perché adesso Paolo, autodidatta e serio contadino, in questi tre anni di produzione, di esperienza se n’è fatta eccome!

A colpi di zappa e rastrello, con il suo duro lavoro ha sperimentato tecniche studiate sui libri, confrontate con esperti, apprese attraverso corsi pratici ed operativi. Ha conosciuto successi, ha ottenuto alcune belle soddisfazioni ma ancora ci sono tanti scogli da superare in un luogo montano, operando con tecniche naturali e avendo a disposizione un terreno non così fertile come sperava.

E poi c’è il freddo, il caldo al momento sbagliato, le gelate, la grandine… la SICCITA’!

Quest’anno poi…dov’è l’acqua?!

Paolo ha iniziato questo viaggio contadino (e di vita)  circa 3 anni fa con l’orto sinergico, ha messo a punto orti naturali, un paio di serre e soprattutto non ha mai deviato dalla sua fede vegana.

Paolo, infatti, non effettua nessun apporto di concimi o prodotti derivanti dagli animali. Che gli animali non siano sfruttati ma sia lasciato loro la dignità di esseri viventi al pari delle altre creature, è il suo pensiero. Ci crede, e non sgarra per nessun motivo.

La fertilizzazione, necessaria in un terreno di montagna che si è dimostrato da subito, ahimè, non molto ricco di materia organica e un po’ troppo argilloso, Paolo la realizza con prodotti (molto costosi!) a base di alghe e prodotti vegetali.

Per rispettare la fertilità del terreno che di anno in anno cresce sul suo terreno lavorato ed accudito; per salvaguardare la pedofauna così importante nei primi strati del terreno  per il ciclo organico che originano e per l’areazione che ne deriva, Paolo lavora il terreno con mezzi prevalentemente manuali o meccanici che non scavino troppo in profondità.

Per piantare i semini, scava a mano la sottile trincea che li conterranno, semina e poi, sempre a mano chiude lo scavo.

Il diserbo? Il diserbo è manuale.  Paolo si è fatto una cultura sulle “erbe” che tanti chiamano infestanti tout court.

Non tutte infatti sono dannose od in competizione con le sue culture.

Alcune sono delle consociazioni utili, altre sono davvero un disastro per come si propagano e soffocano le bontà che vorrebbero svilupparsi e crescere. E quelle sì che vanno sradicate e presto! Prima che maturino i semi che, inutile a dirsi, sono tantissimi e con altissimo tasso di germinazione!

Paolo usa un tipo di rastrello con il quale strappa le erbe indesiderate.

Sceglie cultivar che siano resistenti ai climi di montagna e adattate a questo ambiente.

Pianta varietà antiche a cui ridare vita.

Trovare prodotti di nicchia, di eccellenza e variegare le classiche tipologie di prodotti orticoli è l’altro obiettivo di Paolo.

Ha piantato alberi che diano frutti, ombra, biodiversità… perché crede in un campo che sia il più possibile un ecosistema in equilibrio e che si avvicini il più possibile a quelli naturali. Riprodurre i cicli naturali del vicino bosco e saper attendere. Che bella soddisfazione trovare nel terreno lombrichi, osservare il ritorno di coccinelle, collemboli, veder svolazzare farfalle sui fiori che ha piantato o che ha lasciato crescere senza strappare; ospitare nidi di uccelli, larve di libellule, girini e tante altre specie di animali nel suo laghetto… Date un’occhiata alla sua pagina FB Verde Lattuga e capirete!

Da qualche mese Paolo ha lavorato un piccolo appezzamento di terreno ancora più vicino al bosco.

Una bella opportunità per piantare i fagioli borlotti ….

Certo che se quest’anno non si fosse messa di mezzo la siccità, i risultati della sua produzione sarebbero stati ancora più soddisfacenti ma le difficoltà per far quadrare il cerchio ed i costi sono ancora tanti. Non da meno far combaciare la tempistica tra produzione, raccolta e commercializzazione.

Lavorare la terra da soli in montagna è quasi impossibile, ed in più “scendere a valle” per vendere il prodotto quando magari è in gran quantità, quindi va raccolto e subito trasportato… diventa  complicato.

Alcuni ortaggi altre volte, invece, sono già prenotati da vicini o da amici che conoscono la qualità e la bontà delle produzioni di Verde Lattuga e ne attendono, pazienti, la maturazione…

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Magari Paolo vorrebbe produrne di più… se almeno la meteo gli desse una mano!

Tutti noi Contadini Resistenti teniamo molto a Paolo, gli vogliamo bene. Perché è una bella persona, caparbia e sorridente.

Siamo convinti che il suo riprendere a lavorare la terra a Mareto, in modo sostenibile, ci stia regalando un pezzo di montagna che riprende vita.

Gli siamo grati per la cura del territorio che sta mettendo in pratica, siamo convinti che questo sia un esempio di come si possa ridurre lo spopolamento di aree rurali importanti e realizzare piccoli passi verso un’economia locale sostenibile.

Andare a visitare i suoi orti nel nostro “VIAGGIO IN VAL NURE” IL 10 SETTEMBRE è un modo per sostenere il suo impegno ed il suo lavoro e godere, INSIEME, dei suoi risultati.

VI INVITIAMO DOMENICA 10 SETTEMBRE A PONTE DELL’OLIO

PER PARTIRE INSIEME ALLA VOLTA DELL’AZIENDA “VERDE LATTUGA”

CONOSCERE PAOLO, CHIACCHIERARE CON LUI E VISITARE I SUOI ORTI.

Per informazioni e prenotazioni  visitate la pagina FB CONTADINI RESISTENTI

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