VALLI UNITE: un modello di neoruralità sostenibile.

 

Ho conosciuto Ottavio, uno dei fondatori della cooperativa VALLI UNITE  nell’alessandrino, tempo fa in occasione della prima edizione del festival “Valli in mostra” quando i contadini resistenti sono stati invitati a rappresentare il piacentino con i loro prodotti di qualità e la loro simpatia!

Ero molto incuriosita dall’idea di incontrarlo perché il “mito” della sua persona lo precedeva.

Anche il nostro contadino resistente, Mauro della birra contadina La Vallescura, attivo sul nostro territorio da anni, lo ricordava con stima ed affetto quando, ciascuno sul proprio versante collinare aveva intrapreso, in tempi non sospetti, un percorso controcorrente di produzione biologica, di sostenibilità ambientale, di presidio del territorio.

Già questa informazione per me rappresentava una garanzia ed al contempo alimentava la mia curiosità.

Nell’affascinante e storica piazza del Quarto stato a Volpedo, mentre ero in attesa che iniziasse la tavola rotonda, qualcuno mi ha chiamato e mi ha presentato Ottavio.

… La sua calma, il suo modo aperto di accogliermi, il calore del suo sguardo ha accompagnato improvvisamente  la mia mente verso un orizzonte ampio, uno scenario di fiducia.  Una stretta di mani, un incrocio di sguardi.

Ho dovuto aspettare ancora quasi un anno per trovare l’occasione di visitare la loro interessante realtà, quella che avevano costruito in termini di beni materiali e, soprattutto, aspetto ancora più interessante, di beni cosi detti immateriali.

Sabato scorso ho raggiunto la cooperativa Valli Unite in una piacevole giornata di sole che mi ha permesso di godere del morbido paesaggio collinare.

Giunta in cima alla strada, mi aspettava Alessandro, presidente della cooperativa fino all’anno scorso, che si è reso disponibile a farmi da guida, piacevole, ospitale ed interessante…

E’ la mente filosofica del gruppo, mi avevano anticipato i suoi soci, e così mi lascio guidare dalle sue parole e mi immergo nel racconto della storia delle Valli Unite…

Risale agli anni ’70, mi racconta Alessandro, l’idea dei soci fondatori, Ottavio, Cesare ed Enrico di realizzare un progetto di vita che permettesse loro di PRENDERSI CURA del proprio territorio, realizzare una sana economia circolare e combattere l’abbandono della terra.

Iniziano con l’allevamento bovino, gestiscono alcuni pascoli d’alpeggio, riuniscono a sé vitigni locali proprio quando il futuro sembrava essere l’abbandono della campagna e lo stabilirsi nelle fabbriche, nelle città.

L’amore per il proprio lavoro e la ricerca di una modalità innovativa per creare piccole economie nel rispetto della natura e della diversità porta alla costituzione della cooperativa negli anni ’80 : oggi Valli Unite consta di circa 100 ettari di terra coltivata e gestita con metodi naturali e biologici e di 35 persone che collaborano in armonia con una divisione di compiti che dipende, mi spiega Alessandro, principalmente dalle proprie reali competenze.

Si producono ottime carni, vini speciali di varietà locali, cereali e salumi che si possono acquistare presso lo spaccio. E’ attivo un gradevole ed accogliente agriturismo, un ristorante (provato: ottimo e genuino), si pratica l’agricampeggio ed è possibile usufruire di qualche piccolo appartamento in loco.

L’alimentazione dei bovini è a ciclo chiuso: una sessantina di ettari di terra è infatti dedicata al seminativo: frumento, orzo e farro da cui si ricavano anche ottime farine ad uso umano.

L’aspetto interessante è che si può osservare dal vivo la cura dell’ambiente e la volontà di ridurne l’impatto praticando, per esempio, la rotazione delle coltivazioni: erba medica e prati permettono di far riposare il terreno, di ricostituire la materia organica, di ristabilire l’equilibrio vitale dello stesso e così di ridurre al minimo l’uso di prodotti impattanti sull’ecosistema.

Il rispetto dei cicli naturali, del mosaico degli ambienti fa sì che ci sia un armonico equilibrio fra boschi (10 ettari) prati, incolti, coltivi, frutteti, vitigni ed allevamento…

 

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Visti dall’alto, i vitigni mostrano la forma ” a spina di pesce” realizzata per seguire il naturale andamento della collina

Come gestire tutte queste attività, come mettere d’accordo tante teste, chiedo ad Alessandro: mi interessa molto capire quale percorso sia stato fatto per arrivare in 40 anni a costruire questa realtà così efficiente e armoniosa.

Quello che ci accomuna, considerando che siamo tanti e di provenienze lavorative diverse è la volontà di tenere la terra e curarla in modo sostenibile. Di amare il contatto con la terra, di avere uno spirito libertario e al contempo di comunità”, mi dice Alessandro.

“Non ci sono vere e proprie gerarchie ma le mansioni sono chiare e le responsabilità suddivise a seconda delle proprie competenze in modo che comunque l’organizzazione sia strutturata e ci sia sempre almeno un gruppo che abbia il quadro d’insieme e lo trasmetta agli altri quando necessario”.

Ciò che credo siano stati vincenti, nel cammino della cooperativa, sono l’elasticità mentale e la capacità di adattamento dei componenti del gruppo all’evolversi dei tempi.

Di trovare di volta in volta la propria filosofia di vita ma anche di mantenersi ben collegati al mondo”, aggiunge Alessandro.

Ecco qua! Ecco qual era la sensazione mentre giravo per la proprietà ed ascoltavo… la conquista faticosa e sempre dinamica del giusto equilibrio fra materiale ed immateriale, teoria e pratica, filosofia e quotidianità…

L’importanza che si dà al capitale umano in “Valli Unite” mi affascina.

La percepisco sulla pelle, ancora di più, quando, dopo il piacevole invito a pranzo, passeggio con Franco e la sua giovane figlia adolescente fra i vitigni e la cascina. Franco traspira umanità, è attento, appassionato di gente e di animali, di natura. Mi mostra le mucche, i maialini, gli asini ed un giovane cavallo ospite in terapia psicologica con un’esperta.

Mi fa notare come le stalle e i capannoni siano stati realizzati in auto costruzione con materiali di riciclo e di recupero. Mi mostra l’officina che è attiva grazie al lavoro di soci esperti che aggiustano macchinari ed altro in loco: le professionalità qui, non mancano.

Anche Franco mi parla spontaneamente della capacità che hanno acquistato nel tempo di fare comunità e mi regala una pillola di riflessione “la fortuna, mi dice, è che qui sono pochi quelli che pensano di avere la verità!”

Giusto! Aspetto indispensabile per non cristallizzarsi su posizioni rigide, e poter dialogare in maniera costruttiva!

Mi piace molto che con noi ci sia anche sua figlia: ha la stessa età di mio figlio, penso…

Dove vivete?” le chiedo. “Come ti trovi a condividere la vita della cooperativa alla tua età?”

Mentre chiacchieriamo arriviamo in cima al crinale, profumi di luci tiepide, i calanchi che ci guardano…

Eline mi indica con l’indice un aggraziato paesino poco più in basso. “Viviamo lì,” mi dice. “Abita solo la nostra famiglia e a volte arriva una coppia di vicini. Nessun altro. Si sta benone, in santa pace”.

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Ma…?? La scuola, gli amici, le uscite serali, i classici stereotipi sugli adolescenti??

Eline mi spiega che è cresciuta in cascina, nella natura e negli spazi liberi della cooperativa in compagnia dei suoi coetanei e di tante altre belle persone con cui condivide tuttora impegno sociale, amicizia e piacevoli momenti di comunità. Va a scuola a Tortona, non lontano da lì e così può godere della pace della natura e della compagnia dei suoi amici cittadini…

Insomma sembra non le manchi proprio niente.

Contengo con dignità il mio entusiasmo nel sentire queste semplici e profonde parole da una ragazza così giovane e le sorrido con calore.

Ringrazio sinceramente dell’accoglienza ricevuta e torno a casa perdendomi tra i colli e i miei pensieri riscaldati da un sapore di soddisfazione.

Ci rivediamo presto…. penso fra me e me…

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Giulio al Mercato in Bellezza.

 

 

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