Marta e la sua azienda Cadonica, Alta Val Trebbia.

Scoprire un borgo così antico, mantenuto con cura, nel cuore dell’alta Val Trebbia è stata un’emozione forte. Un misto di meraviglia, eccitazione e una punta nascosta di orgoglio sofferente: come ho fatto a non venirci prima?

La giornata è fredda, autunnale o invernale, chissà. Il sole fra le nuvole scure permette di cogliere l’attimo di luce che esalta il paesaggio e io corro aiutata dal “buon Sandro” che mi indica il punto dal quale scattare “il grandangolo” che includa la Torre con il borgo Cadonica.

La storia della Torre di Cadonica si lega a quella del limitrofo monastero benedettino di S. Paolo già citato nell’891, presente a Mezzano Scotti. Trasformato nel tempo in fortezza e poi abbandonato nel 1460

La Torre risalirebbe al 1300 e sin dal 1453 è documentata la presenza della stessa come rifugio dei monaci di san Paolo i quali vi si trasferiscono temporaneamente qualche anno dopo, fino a metà del 1460 quando poi la cedono ai conti Caracciolo.

Nel borgo di Cadonica è presente anche una chiesa del 1600 per ora adibita a rifugio oggetti ma che davvero varrebbe la pena ristrutturare e far rivivere.

Mezzano Scotti, i monaci benedettini, San Colombano, lo Scriptorium, il tesoro della letteratura latina, l’unità culturale europea… che cortometraggio di pensieri ed immagini!

Sono qui per conoscere meglio Marta, suo marito Tancredi e la loro azienda agricola Cadonica, appunto.

In questo momento coltivano per lo più ottime verze e cavolo cappuccio più altri ortaggi che rimangono però in famiglia. Tutto biologico.

Prima di conoscere Marta conoscevo bene le sue grandi verze saporite che per un giro di amicizie fidate, arrivano sulla mia tavola da qualche anno.

Marta è giovane, poco più che trentenne, nata a Milano dove si è laureata in scienze agrarie dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico; ha vissuto tra Varese e Milano per motivi di studio.

La scelta dell’agraria è nata quasi per caso ma poi è diventata la sua passione che l’ha spinta, insieme all’amore, così mi piace immaginare, a rilevare l’azienda agricola di suo marito Tancredi e di suo suocero Alessandro. Sandro per gli amici, una bella persona che ho sentito spesso esprimere con saggezza il proprio parere in incontri pubblici .

L’intera azienda, comprensiva di abitazioni dove vivono entrambe le famiglie collaborando quotidiamente allo “sbrigare della vita, è di circa 10 ettari.

Mentre Marta e Tancredi mi presentano i vari componenti della grande famiglia, penso a come dev’essere bello poter vivere insieme, in un borgo che ti permette di avere la tua autonomia ma anche godere dell’appoggio pratico ed emozionale “degli altri”, di vivere in una comunità in un’ambientazione storica e ambientale di pregio…

… Cinque ettari sono tenuti a seminativo in cui si alternano cereali, grano con erba medica e favino da granella (una legumimosa utilizzata per fare fronte alle perdite di azoto nei terreni) .

Poi ci sono : l’orto invernale di circa 1000 mq e quello estivo di 3000 mq.

In corso di ristrutturazione c’è un’altra piccola chicca: un antico mulino ad acqua, anticamente alimentato da un canale del Torrente Dorba, sulla sponda sinistra del Trebbia.

“Le macchine”, mi racconta Tancredi, “risalgono ai primi del ‘900 ma sicuramente il mulino è più antico. Man mano che lo ristrutturiamo, ci rendiamo conto delle modifiche che nel corso degli anni ha subìto. All’origine, per esempio, sarà stato di un solo piano e con una sola ruota”.

Una foto del mulino tratto dal libro “Le case del pane e i forni dell’Appennino piacentino” a cura di Fabrizio Bertuzzi, immagini di Ettore Degradi. Fondazione Bertuzzi-Losi: https://www.fondazionebertuzzilosi.it

ll lavoro è tanto ma considerano di renderlo funzionale già quest’estate!

Bene, verremo in visita con tutti i Contadini Resistenti e…non solo!

Poiché, come dicevo, la giovane coppia è molto ospitale e piacevole, davanti ad un caffè caldo e ad un’ottima torta di mele sfornata per l’occasione, mi raccontano i loro progetti, vicini e lontani.

Primi fra tutti completare il mulino per le proprie farine e magari anche per effettuare servizio conto terzi, aumentare la dimensione degli orti, adibire un’area della proprietà ad accoglienza per turisti ed amici.

Poi un piccolo sogno di Marta, quello di aprire l’azienda ai piccoli amici che possano trascorrere delle giornate a contatto con la natura avvicinandosi alla campagna e alla natura in modo ludico e didattico.

Tra il mulino, le farine, le storie da raccontare, gli impasti con cui impiastricciarsi, gli spazi ed il fiume…quasi quasi mi piacerebbe tornare bambina!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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